venerdì 7 marzo 2014

UNIVERSITÀ TEMPO PER MIGLIORARE: Il cammino del nostro ateneo

L’Università è un periodo unico e totalmente diverso da ciò che lo precede e ciò che lo segue: possiamo dire che sia una piccola vita separata. Studiare è un valore in sé: investire sulla formazione, sulla cultura, sulla ricerca, sull’istruzione, è una priorità per noi stessi e per il nostro Paese, soprattutto se si crede e si spera in un futuro sempre migliore.
Oggi viviamo una situazione difficile dal punto di vista economico, politico, sociale. Le parole “rischio”, “precariato”, “incertezza” sono le più diffuse: gli ultimi dati sui tassi di disoccupazione, in particolare nei giovani, mostrano come sia difficile poter immaginare un progetto di vita e di lavoro, e lo stesso vale per chi decide di investire e programmare il suo futuro studiando.

La scelta dell’Università è per tutti un crocevia, un passaggio fondamentale. È stato questo passaggio fondamentale della vita di molti che ha fatto di Urbino quel luogo speciale e ideale dove poter crescere e costruire il nostro futuro.
L’Università di Urbino è una delle più importanti e antiche d’Italia. Nasce nel 1506, e nell’anno del quinto centenario, nel 2006 inizia, il suo processo di statalizzazione, conclusosi nel Novembre 2012. La sua storia recente è strettamente correlata a Carlo Bo, critico letterario e Rettore di questo ateneo dal 1947 al 2001: non a caso, dal 2003, l’università porta il suo nome.
Nonostante tutte le difficoltà che incombono sull’ateneo, e sulle nostre famiglie alle prese con una crisi economica e sociale che si fa sempre più dilagante, il numero degli immatricolati è cresciuto: sicuramente non si è ancora tornati ai tempi d’oro, però, questo piccolo trend positivo, non può far altro che ben sperare per il futuro. 
Questo piccolo centro dell’Italia centrale, patria del Rinascimento, alle prese con mille difficoltà, è sempre vivo nello spirito: punto di forza è la sua grande capacità di accoglienza, che fa sì che nascano e crescano legami strettissimi fra le persone: il rapporto quasi familiare fra docenti e studenti, la tranquillità e la serenità della cittadina, sono alcuni dei motivi che portano tanti giovani a preferire questa cittadina ad altri grandi atenei. Si aggiungono, inoltre, l’elevata qualità della formazione; un diritto allo studio che, in qualche modo, nonostante le mille difficoltà figlie dei tagli regionali e nazionali al Diritto allo studio universitario, regge ancora; la vocazione della città campus (anche se siamo ancora lontani dall’essere un vero e proprio campus) e la presenza dei più grandi collegi universitari d’Italia. Questi, purtroppo, oggi vivono una situazione un po’ fatiscente, ma sembra essere vicina la soluzione con l’inizio dei lavori di ristrutturazione, sia dei collegi di proprietà della Regione (Collegio Tridente), sia degli altri collegi di proprietà dell’Ateneo, grazia all’accordo raggiunto, sotto la spinta degli studenti, tra ERSU e Università. Finalmente è stata anche garantita loro una totale copertura wi-fi, obiettivo adesso proiettato anche sul centro della cittadina. È in fase di avvio la sperimentazione di rapporti di collaborazione degli studenti in attività lavorative quali mense universitarie, lavori di piccola manutenzione all’interno dei collegi, altre forme di collaborazione, segnali che esiste una realtà positiva e propositiva nell’Ateneo.
Purtroppo, però, questo nuovo Anno Accademico, è iniziato con il cattivo risultato dell’ANVUR  (Agenzia nazionale di valutazione della ricerca universitaria), che per il periodo 2004-2010 ha visto il nostro Ateneo classificarsi ultima fra gli atenei di media dimensione. Questo rischia di portare tagli al FFO (Fondo di finanziamento ordinario), cioè quella parte di contributi che lo Stato fornisce agli atenei. Noi studenti abbiamo chiesto ed ottenuto, per l’anno 2014, che eventuali tagli ministeriali non toccassero ciò che ci riguarda da più vicino cioè i servizi la contribuzione, bensì che toccassero coloro che sono stati gli artefici di questo cattivo risultato, ossia quei docenti che non hanno effettuato ricerca, o ne hanno fatta poca, nell’arco temporale di riferimento.
L’anno che verrà sarà un anno decisivo per l’ Ateneo, perché toccherà eleggere il nuovo Rettore, il quale resterà in carica fino al 2020. Riteniamo sia doveroso scegliere una persona propositiva, concreta, che viva un forte rapporto con il territorio e sia capace di una prospettiva di sviluppo che abbia come punto di riferimento il bene degli studenti, inserendo l’Ateneo nei processi di internazionalizzazione e creando un filo diretto con le imprese, con il mondo del lavoro.


C.U.S.P.I.D.E

mercoledì 5 marzo 2014

UNIVERSITA' IN TEMPO DI CRISI: volgersi verso l'essenziale

Dal verbo greco krino, che significa “tagliare, separare”, il termine krisis ha ormai assunto nel linguaggio comune un significato distante da quello originario, secondo il quale esso designerebbe un tempo per discernere: per ritagliare, dunque, ciò che è essenziale da ciò che non lo è, quanto realizza i nostri desideri più profondi da quanto, al contrario, ci appesantisce mente e cuore e addirittura ci rallenta. La crisi, nel suo significato originale, costituirebbe non uno spauracchio da temere o un rischio da evitare, ma un’opportunità di saggiare le scelte fondamentali della nostra vita e di maturare nella direzione che a ciascuno di noi è propria. Nel suo discorso all’Università di Cagliari, il Santo Padre Francesco ha ricordato:


“L’Università come luogo del discernimento. E’ importante leggere la realtà, guardandola in faccia. Le letture ideologiche o parziali non servono, alimentano solamente l’illusione e la disillusione. […] L’Università come luogo di “sapienza” ha una funzione molto importante nel formare al discernimento per alimentare la speranza.”

L’università costituisce, cioè, il luogo privilegiato per apprendere quello sguardo critico che ci consente di setacciare la realtà e di riconoscere in essa, per ciascuno di noi, una strada.
Ma come possiamo discernere liberamente, quando veniamo continuamente bombardati da messaggi più o meno esplicitamente ideologici da parte della politica, dell’economia, persino della cultura? Il discernimento dello studente universitario passa anzitutto attraverso l’umiltà dell’ascolto, che significa rendersi accoglienti nei confronti di una parola che possiamo ricevere da qualcun altro – a volte anche molto distante nel tempo, se prendiamo gli autori di cui leggiamo le opere! L’università ci insegna, dunque, che per dare una risposta adeguata ai problemi della nostra epoca non basta fare, ma bisogna anzitutto imparare ad essere: l’università è, cioè, il luogo in cui fermarsi a pensare ed elaborare quelle idee e quei progetti che siano in grado di sorreggere le nostre azioni.
Ricerca e approfondimento, fatica della documentazione e della comprensione costituirebbero un prodotto sterile se si limitassero ad un banale accumulo di cognizioni: per essere sapienti, c’è anzitutto bisogno che la conoscenza abbia sapore! Si tratta di un surplus qualitativo, non quantitativo: esso si acquisisce in quelle relazioni interpersonali che ci consentono di condividere il sapere. Nell’università, ovvero, è possibile ricreare quello spazio di dialogo e di confronto per cui lo studio non è soltanto “un fatto mio”, ma matura e trova respiro attraverso il rapporto con altri. L’università non è nata per studiare da soli, ma in auspicio a una comunità scientifica che  – lungi dal sollevare ciascuno dalle proprie responsabilità personali – chiede lo sforzo di mettere il proprio sapere al servizio, secondo regole di rispetto e di solidarietà. La grande opportunità dello studio universitario è quella di godere di relazioni fraterne, all’interno delle quali crescere nella dimensione spirituale, personale e culturale.
Infine, la sintesi. Gli anni universitari sono quelli in cui siamo chiamati a fare memoria di ciò che siamo stati e a scegliere il futuro che saremo: in corrispondenza di questa saldatura, a noi spetta la fatica di tenere insieme i poli talvolta contraddittori delle nostre storie e dei nostri desideri e individuare attraverso di essi un cammino unitario che dia pace. Il senso delle cose, infatti, non si riduce all’aspetto particolare, ma sta nel modo in cui tanti aspetti sono sapientemente intrecciati: fare sintesi chiama ciascuno a posizionarsi in modo personale e responsabile nella realtà, per abitarla con consapevolezza. L’università, come tempo di discernimento attraverso i momenti dell’ascolto e della ricerca, del confronto, della sintesi si può fare luogo di bellezza e di felicità autentica, non soltanto nonostante la crisi, ma proprio attraverso di essa: da studenti, infatti, sta a noi cogliere questa opportunità per saggiare una scelta di vita e maturare nella direzione che più ci è propria.
Rita Pilotti

Presidente nazionale F.U.C.I.

lunedì 3 marzo 2014

KEEP CALM: BEATIFUL EXAM SESSION! Dieci buoni consigli per lo studente in crisi pre-esame.

Per lo studente in crisi che c'è dentro ognuno di noi sono ormai gli ultimi giorni di studio matto e disperato di questo periodo di esami. Un compito arduo rimanere concentrati fino alla fine e terminare, esultanti, la sudata sessione! Ma è possibile riuscire a vivere questi periodi di tensione  e stress con maggiore tranquillità ed ottimismo?

Ecco a voi dieci consigli, da studente a studente,  che potrebbero risultare utili per raggiungere tale obiettivo.

1.      SEGUIRE LE LEZIONI E PRENDERE APPUNTI
Può sembrare un consiglio banale, ma è proprio a lezione che si inizia a preparare l'esame! Ascoltare  il professore che spiega, appuntare i concetti salienti, lasciarsi incuriosire dal discorso e dalla materia è già un buon punto di partenza per affrontare in maniera ottimale lo studio.

2.      RAPPORTARSI CON IL PROFESSORE
Quanti di noi, magari intimoriti e intimiditi dal professore, pur avendo qualche dubbio o qualche quesito, non si avvicinano neanche a lui per chiedere chiarimenti? I professori sono lì per noi! Chi meglio di loro può aiutarci a chiarire dubbi e a organizzare le idee? Conoscere il professore e scambiare con lui qualche opinione può aiutare i più timidi a sentirsi a proprio agio al momento della verifica.

3.      RIVOLGERSI AD UN TUTOR
Il tutor è una figura importante all'interno delle università, ma spesso sottovalutata. Il suo aiuto, invece, può rivelarsi molto efficace nell'organizzazione della vita universitaria.

4.      PROGRAMMARE LA SESSIONE
Avere ben in mente le date degli esami, magari segnandole su un calendario, procurarsi tutto l'occorrente per lo studio (appunti, libri, programmi), decidere in maniera equilibrata quali esami sostenere considerando i tempi di preparazione e la difficoltà delle varie materie: è così che si  raggiunge l'obiettivo “superare l'esame”!

5.      SCOMPORRE L'ESAME
Una volta programmata la sessione si può iniziare a studiare! Prima, però, può essere utile suddividere la mole di studio in sezioni, in modo che vi sia durante lo studio un quadro completo del programma e degli argomenti da affrontare.

6.      GESTIRE SE STESSI
È ovvio che ognuno affronterà la sessione d'esami in  maniera differente. Ci sarà chi si farà pendere dall'ansia, chi la vivrà con ottimismo e positività, chi cercherà in tutti i modi di mantenere la calma, magari addirittura riuscendoci! È importante conoscere se stessi e i propri modi d'agire per riuscire, in maniera razionale, ad evitare comportamenti e stati d'animo che non risultano produttivi, bensì demotivanti.

7.      GESTIRE IL TEMPO
Durante la sessione d'esame il tempo sembra sempre troppo poco. In realtà, il più delle volte, è solo mal gestito. Può essere utile preparare delle tabelle in cui inserire tutti gli impegni della settimana per rendersi conto del tempo a disposizione per lo studio e per tutte le altre attività giornaliere, in modo da riuscire a impiegare produttivamente tutto il tempo di cui si dispone.

8.      CONFRONTARSI
Studiare in gruppo, vedersi per discutere di un certo argomento, ripetere in compagnia. Tutte ottime strategie per riuscire ad affrontare e superare con successo l'esame. Il confronto con gli altri può essere importante per integrare lo studio con nuove conoscenze e nuovi punti di vista.

9.      VALUTARE IL PROPRIO METODO DI STUDIO
L'esame è superato! Ma noi siamo realmente soddisfatti? Valutare il risultato di una verifica è utile a mettere in discussione il proprio metodo di studio ed eventualmente apportargli qualche modifica per renderlo più efficace.

10.  VITA!
Il periodo della sessione d'esami è un periodo della vita come tutti gli altri! Non è necessario chiudersi in casa o in biblioteca ed azzerare i contatti con il mondo. È importante continuare a svolgere tutte le normali attività, ritagliarsi un po' di tempo libero e rilassare per un po' la mente dal pensiero degli esami. Tutto ciò non può fare altro che aiutare a vivere questo periodo più serenamente.


Buono studio a tutti e... KEEP CALM!

EUROPA: CHE FAMIGLIA VUOI?

In occasione dell'Assemblea Regionale la F.U.C.I. delle Marche in collaborazione con gruppo F.U.C.I. di Ascoli Piceno, presenta la conferenza: EUROPA: CHE FAMIGLIA VUOI?



Al centro della nostra riflessione ci sarà la Famiglia, analizzando le dinamiche politiche e sociali che stanno prendendo piede in Europa e nel nostro Paese. Ma soprattutto cercheremo di capire il “perché” la famiglia, da fondamento della società, sia diventata oggi il bersaglio privilegiato di provvedimenti che mettono in seria discussione la sua tradizionale struttura e il suo ruolo sociale. Interverranno: avvocati Filippo Martini e Gian Paolo Babini, membri dell’Associazione “Giuristi per la Vita”.













L’appuntamento è fissato per Sabato 8 Marzo 2014, ad Ascoli Piceno presso il Centro di Aggregazione giovanile “L’impronta”, piazza Bonfine.

https://www.facebook.com/events/619581014761650/?notif_t=plan_user_invited

mercoledì 8 gennaio 2014

Uno studio pieno di luce.

Lo studio, una parola che racchiude un mondo, il nostro mondo di studenti e non solo. Un mondo che molto spesso viviamo male. Ci costringiamo a stare con la testa fra i libri, a memorizzare parole fissate sulla carta, a ripetere concetti espressi da altri. Ci dimentichiamo che lo studio è dinamico, vivo e che agisce in noi. E' l'incontro tra quello che viviamo e quello che vivremo, perché tutto si trasforma acquisendo una nuova prospettiva, e dalla potenza, da quello che leggiamo sulla carta, diventa atto, diventa Vita. L’esperienza che viviamo nel quotidiano andrebbe affrontata con dedizione e passione, quella passione che si dovrebbe respirare ogni volta che si fanno cose belle. Essa nasce dal toccare con mano, dalla comprensione che quel concetto a cui ci stiamo affacciando non è astratto, ma è realtà viva e affascinante. Ciò che studiamo è lo strumento con cui forgiare la nostra opera d'arte, l'opera d'arte della nostra vita, che, grazie alle nostre energie, sarà di un materiale solido in grado di non essere scalfito dalle difficoltà, dai dubbi, dai problemi che di certo non mancano né mancheranno mai. Lo studio vissuto bene non è fine a se stesso, ma deve essere rivolto verso un obiettivo che includa gli altri, che sia a favore della vita, una vita bella per noi e per gli altri. Nulla di ciò che studiamo si perde, ma matura in noi, ci rende unici e ci permette di uscire dagli schemi, di pensare con la nostra testa. In questa ricerca della Verità non ci deve abbandonare la tenacia, affinché riusciamo ad avvicinarci sempre più alla conoscenza, ovunque essa si trovi. Ed è proprio perché lo studio è incontro che bisogna ricercare la condivisione con gli altri, soprattutto nei momenti di stanchezza e difficoltà, perché è grazie agli altri che l'elaborazione viene facilitata e la fiamma ravvivata.
Tuttavia la passione che contribuisce a renderci unici e a farci agire fuori dagli schemi non ci deve rendere solo assetati di conoscenza, ma deve essere guidata anch'essa dalla luce della Verità. Questo non significa che penseremo di possedere la verità, ma che agiremo in modo tale da trovarci in condizione di ricercarla liberamente, giorno per giorno, avendo quella fede, che ci assicura la sua esistenza, senza la quale nulla avrebbe più senso.


Lucia Musumano

Riflessioni di uno studente erasmus a Cipro.

Rientrato da poche settimane da Cipro e ancora nella fase di “ritorno alla normalità”, che attraversano tutti gli studenti Erasmus, ho accolto con entusiasmo la possibilità di testimoniare la mia esperienza. Sono uno studente di 21 anni che frequenta il terzo anno di economia aziendale che ha deciso di trascorrere un semestre all'estero. Carico di aspettative e di curiosità, ma anche di paure e perplessità, sono partito alla volta di quella che sembrava profilarsi più una vacanza, come ironizzato da molti, piuttosto che un soggiorno studio, vista la destinazione scelta.
Appena uscito dall'aeroporto di Larnaca, senza neanche aver il tempo di riprendermi dall'impatto dei 38° di fine settembre, alcuni studenti mi sono venuti a prendere e mi hanno condotto all'appartamento convenzionato con l'università. Grazie alla disponibilità del coordinatore Erasmus e degli studenti, sono riuscito ad ambientarmi senza troppi traumi, anche facilitato dalla cultura e dallo stile di vita mediterranei molto simili ai nostri. Con il passare del tempo, ho iniziato a notare alcune differenze di questo paese che, pur essendo europeo, presenta anche tratti delle vicine culture asiatiche, ed è questa caratteristica che lo rende uno stato unico al mondo con un popolo dal carattere estroverso. Nonostante la crisi, la popolazione mostra uno spirito di tranquillità e fiducia che, invece, è assente da tempo in Italia. Probabilmente perché è più preparata ad affrontare periodi difficili: più vivo che mai, infatti, è il ricordo del conflitto con i turchi, in cui molte famiglie sono state cacciate dalle loro case ritrovandosi, da un giorno all'altro, senza avere niente. La crisi, comunque, non ha evitato di inasprire antichi odi, complicando una situazione già complessa che fa di Cipro l'unico paese in Europa ancora diviso da un muro: molti sono coloro che rivendicano case e terreni dai quali sono stati cacciati. L'opinione pubblica è divisa su questioni come l’uscita dall'euro, il rifiuto dell'aiuto da parte della Troika e addirittura l’uscita dall'Europa. La classe benestante e coloro che hanno più da perdere invitano alla prudenza e vogliono evitare il defolt; in ambiente accademico i problemi vengono attribuiti alla mala gestione dei politici e alla troppa severità delle misure europee, mentre giovani, vecchi e tutti coloro che hanno vissuto la povertà non temono soluzioni più radicali. A detta di questi ultimi, essi non hanno paura di perdere parte dei loro soldi qualora questo serva a salvare la dignità e l'indipendenza di un popolo che dominato fin dalla storia, oggi, nonostante il sangue sparso, si ritrova per l'ennesima volta sotto il controllo di stranieri invasori. Infatti, il nord del Paese è occupato e governato dai turchi, e il sud non è poi così autonomo, vista la presenza di basi militari inglesi e l'influenza delle compagnie multinazionali, che sfruttano la bassa pressione fiscale e le agevolazioni; il tutto è poi  "condito" da direttive europee, che impongono tagli di stipendi e aumento delle tasse. Mentre si discutono eventuali scenari possibili, i prezzi aumentano e i salari restano bassi, e il settore edilizio, pilastro dell'economia di Cipro, è ormai al collasso, dopo un’euforia speculativa analoga a quella di tanti altri paesi. In seguito ai recenti avvenimenti, ora, come mi hanno detto i miei ex compagni di corso, la gente è molto preoccupata ed è pronta al peggio. C'è grande paura per il fondamentale settore del turismo: il prelievo forzato dei conti fa temere non solo l'esodo dei capitali, ma anche dei turisti, in particolare russi e inglesi, ogni anno vanno a trascorrere le vacanze a Cipro e che spesso sono i detentori di questi capitali.
Ciò che mi ha colpito è la pazienza di queste persone, le quali, nonostante si sentano tradite dai loro politici, hanno fiducia in soluzioni che evitino il disastro, e lo dimostrano protestando sempre in modo civile, cercando di evitare le tensioni falsamente propagandate dai media.
Sono contento di aver fatto questa esperienza estremamente arricchente. Studiare all'estero, infatti, è un’ottima carta da spendere nel mercato del lavoro globalizzato, dove conoscenza dell'inglese e disponibilità a viaggiare sono dei requisiti ormai minimi. Vivere lontano da casa, inoltre, è un’opportunità per confrontarsi con altre culture, con se stessi e con le proprie capacità, e permette di acquisire consapevolezza della propria identità e di apprezzare le molte cose che prima si davano per scontato. Spero che sempre più studenti decidano di imbarcarsi in questa avventura.

Alberto Lazzari

giovedì 2 gennaio 2014

Cos'è la Bellezza? Lo sguardo del professor Cangiotti.

Intervista al professor Marco Cangiotti, professore ordinario di Filosofia Politica e Preside della Facoltà di Scienze Politiche ad Urbino

D. Esiste la Bellezza? E se esiste, dove possiamo trovarla?

R. Certo che la bellezza esiste, e la si può trovare in quasi ogni cosa. Il vero problema non è dunque questo, ma è come poterla incontrare, cosa di cui spesso molte persone non sembrano più capaci. La prima cosa che occorre per incontrare la bellezza è il sapere vedere, è essere capaci di sguardo. Ma cosa significa “sguardo”? Secondo il vocabolario Treccani, la parola sguardo sopporta due significati; il primo, immediato e soggettivo, è quello dell’atto del guardare,; il secondo, estensivo e oggettivo, è quello di visuale, vista, veduta: come, per esempio, quando si dice “dalle finestre di casa mia si gode un bellissimo sguardo sul parco”. Questo doppio significato, soggettivo e oggettivo, è già carico di una forte indicazione. L’indicazione secondo la quale nel guardare, nella visione, si realizza una “riscrittura” della realtà, riscrittura in forza della quale non si danno più il soggetto e l’oggetto nella loro isolatezza e contrapposizione, cessa il solum ipsum, il solipsismo, e compare una dimensione unitaria che i filosofi definiscono appropriatamente col concetto di unità dell’esperienza. Lo sguardo, dunque, ci porta all’esperienza. L’esperienza prima di tutto coincide con la vita, con il vivere, e lo dice la parola stessa che ha la sua radice nella lingua latina: ex-perior, ex ossia tiro fuori, perior dal greco peirao ossia provare: tiro fuori da ciò che provo, dove il senso esatto di questo provare è ben detto dal termine che traduce esperienza nella lingua tedesca, Erlebnis, alla cui radice sta il verbo leben, vivere. Esperienza è ciò che tiro fuori dal vivere. Unità dell’esperienza significa, allora, che il vivere, per noi umani, è costituito dall’intreccio incessante fra noi e il resto che ci circonda, e lo sguardo è esattamente la funzione di questo intreccio, di questa relazione. Con il solo io non ci sarebbe vita, la vita c’è quando l’io incontra, prima di tutto attraverso lo sguardo, l’altro, che può essere l’altro io, cioè il tu, o l’altro reale, ossia la res, cioè gli oggetti, o il totalmente Altro, cioè Dio. Dunque, se si vive aperti alla realtà che è fuori di noi e la si vuole incontrare in profondità e non appena utilizzare o sfruttare, allora si incontra la bellezza.

D. Oggi  ciò che è comunemente accettato, perché imposto, è l'equivalenza di Bellezza e perfezione. E' davvero così? La Bellezza è, o deve essere necessariamente perfezione?

R. La parola “perfezione” è una parola estremamente ambigua, e oggi viene normalmente usata per indicare qualcosa che non ha difetti. Ma io mi chiedo: cosa significa “difetto”? Il più delle volte con difetto si intende ciò che non corrisponde ai nostri schemi e ai nostri preconcetti, che poi in verità non sono neanche i nostri, ma quelli imposti dalle mode, dalla mentalità comune. Per incontrare la bellezza tutto questo è un ostacolo, a volte insormontabile. Liberiamocene. Piuttosto per parlare di bellezza occorre parlare di “forma”. Secondo uno dei più grandi pensatori contemporanei, von Balthasar, la bellezza è ciò che ha a che fare con la forma, tanto che in latino bello si dice "formosus". Cosa è la forma? È l'unità interna di una cosa, il suo ordine, la sua armonia. Ciò che ha forma è cosmo, in opposizione a caos. Cogliendo la forma è possibile afferrare il principio organizzativo di ogni essere, che è tanto più strutturato quanto più esso è di grado superiore nella scala degli esseri: pensate, per esempio, al confronto fra la complessa e bellissima organizzazione del corpo umano e la assai più semplice e meno bella – anche se comunque bella - organizzazione di un filo d’erba. La forma - dice Balthasar - splende, si dà a conoscere. Ecco se con perfezione intendiamo dire lo splendore della forma che un essere ha, allora la bellezza ha a che fare con la perfezione, ma questa perfezione non centra nulla coi parametri sociali delle mode o con i nostri pregiudizi sui “difetti”. Per cercare di cogliere la bellezza di una persona non si può fare a meno della sua forma, come per gustare un'opera d'arte.
Pieve di San Cassiano in località Castel Cavallino (PU)

D. Cosa è per Lei la Bellezza? Ne ha potuto far esperienza nella Sua vita?

R. La bellezza è un dono, e in questo dono, per dirla ancora con von Balthasar, il Tutto, che mai noi potremmo catturare con la nostra intelligenza o con la nostra forza, si rende presente, si dona a noi, in un frammento. La bellezza è il paradosso per cui in una forma finita si rende in qualche modo visibile, percepibile, l’Infinito. Per questo motivo la bellezza è una strada privilegiata che ci conduce verso il significato ultimo della nostra esistenza, qualcosa che illumina e che ci indica la salvezza. Vorrei citare una frase del beato Giovanni Paolo II, che dice meglio di me quello che intendo dire: “La bellezza è cifra del mistero e richiamo al trascendente. E’ invito a gustare la vita e a sognare il futuro”. Per questo, la bellezza delle cose create non può appagare, e suscita una potente nostalgia di Dio, la bellezza ultima, aprendoci alla speranza di poterla raggiungere. Direi non che io ho fatto esperienza della bellezza, ma che io faccio, ogni giorno, esperienza della bellezza. In ogni cosa e in ogni situazione: guardando il volto di mia moglie, guardando i miei figli aprirsi alla vita, guardando lo spettacolo delle digradare delle colline verso i monti dal Torrione di San Polo (in fondo a via Saffi), guardando il volo delle rondini, guardando le nuvole, guardando una Madonna di Raffaello o un disegno a matita di una mia cara amica che ritrae delle ciliegie in penombra. Guardando, e cercando di tirar fuori la forma di ciò che guardo. Ripeto, la bellezza esiste; il problema è se noi la sappiamo incontrare.