Visualizzazione post con etichetta 2° giovedì. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 2° giovedì. Mostra tutti i post

giovedì 2 gennaio 2014

Cos'è la Bellezza? Lo sguardo del professor Cangiotti.

Intervista al professor Marco Cangiotti, professore ordinario di Filosofia Politica e Preside della Facoltà di Scienze Politiche ad Urbino

D. Esiste la Bellezza? E se esiste, dove possiamo trovarla?

R. Certo che la bellezza esiste, e la si può trovare in quasi ogni cosa. Il vero problema non è dunque questo, ma è come poterla incontrare, cosa di cui spesso molte persone non sembrano più capaci. La prima cosa che occorre per incontrare la bellezza è il sapere vedere, è essere capaci di sguardo. Ma cosa significa “sguardo”? Secondo il vocabolario Treccani, la parola sguardo sopporta due significati; il primo, immediato e soggettivo, è quello dell’atto del guardare,; il secondo, estensivo e oggettivo, è quello di visuale, vista, veduta: come, per esempio, quando si dice “dalle finestre di casa mia si gode un bellissimo sguardo sul parco”. Questo doppio significato, soggettivo e oggettivo, è già carico di una forte indicazione. L’indicazione secondo la quale nel guardare, nella visione, si realizza una “riscrittura” della realtà, riscrittura in forza della quale non si danno più il soggetto e l’oggetto nella loro isolatezza e contrapposizione, cessa il solum ipsum, il solipsismo, e compare una dimensione unitaria che i filosofi definiscono appropriatamente col concetto di unità dell’esperienza. Lo sguardo, dunque, ci porta all’esperienza. L’esperienza prima di tutto coincide con la vita, con il vivere, e lo dice la parola stessa che ha la sua radice nella lingua latina: ex-perior, ex ossia tiro fuori, perior dal greco peirao ossia provare: tiro fuori da ciò che provo, dove il senso esatto di questo provare è ben detto dal termine che traduce esperienza nella lingua tedesca, Erlebnis, alla cui radice sta il verbo leben, vivere. Esperienza è ciò che tiro fuori dal vivere. Unità dell’esperienza significa, allora, che il vivere, per noi umani, è costituito dall’intreccio incessante fra noi e il resto che ci circonda, e lo sguardo è esattamente la funzione di questo intreccio, di questa relazione. Con il solo io non ci sarebbe vita, la vita c’è quando l’io incontra, prima di tutto attraverso lo sguardo, l’altro, che può essere l’altro io, cioè il tu, o l’altro reale, ossia la res, cioè gli oggetti, o il totalmente Altro, cioè Dio. Dunque, se si vive aperti alla realtà che è fuori di noi e la si vuole incontrare in profondità e non appena utilizzare o sfruttare, allora si incontra la bellezza.

D. Oggi  ciò che è comunemente accettato, perché imposto, è l'equivalenza di Bellezza e perfezione. E' davvero così? La Bellezza è, o deve essere necessariamente perfezione?

R. La parola “perfezione” è una parola estremamente ambigua, e oggi viene normalmente usata per indicare qualcosa che non ha difetti. Ma io mi chiedo: cosa significa “difetto”? Il più delle volte con difetto si intende ciò che non corrisponde ai nostri schemi e ai nostri preconcetti, che poi in verità non sono neanche i nostri, ma quelli imposti dalle mode, dalla mentalità comune. Per incontrare la bellezza tutto questo è un ostacolo, a volte insormontabile. Liberiamocene. Piuttosto per parlare di bellezza occorre parlare di “forma”. Secondo uno dei più grandi pensatori contemporanei, von Balthasar, la bellezza è ciò che ha a che fare con la forma, tanto che in latino bello si dice "formosus". Cosa è la forma? È l'unità interna di una cosa, il suo ordine, la sua armonia. Ciò che ha forma è cosmo, in opposizione a caos. Cogliendo la forma è possibile afferrare il principio organizzativo di ogni essere, che è tanto più strutturato quanto più esso è di grado superiore nella scala degli esseri: pensate, per esempio, al confronto fra la complessa e bellissima organizzazione del corpo umano e la assai più semplice e meno bella – anche se comunque bella - organizzazione di un filo d’erba. La forma - dice Balthasar - splende, si dà a conoscere. Ecco se con perfezione intendiamo dire lo splendore della forma che un essere ha, allora la bellezza ha a che fare con la perfezione, ma questa perfezione non centra nulla coi parametri sociali delle mode o con i nostri pregiudizi sui “difetti”. Per cercare di cogliere la bellezza di una persona non si può fare a meno della sua forma, come per gustare un'opera d'arte.
Pieve di San Cassiano in località Castel Cavallino (PU)

D. Cosa è per Lei la Bellezza? Ne ha potuto far esperienza nella Sua vita?

R. La bellezza è un dono, e in questo dono, per dirla ancora con von Balthasar, il Tutto, che mai noi potremmo catturare con la nostra intelligenza o con la nostra forza, si rende presente, si dona a noi, in un frammento. La bellezza è il paradosso per cui in una forma finita si rende in qualche modo visibile, percepibile, l’Infinito. Per questo motivo la bellezza è una strada privilegiata che ci conduce verso il significato ultimo della nostra esistenza, qualcosa che illumina e che ci indica la salvezza. Vorrei citare una frase del beato Giovanni Paolo II, che dice meglio di me quello che intendo dire: “La bellezza è cifra del mistero e richiamo al trascendente. E’ invito a gustare la vita e a sognare il futuro”. Per questo, la bellezza delle cose create non può appagare, e suscita una potente nostalgia di Dio, la bellezza ultima, aprendoci alla speranza di poterla raggiungere. Direi non che io ho fatto esperienza della bellezza, ma che io faccio, ogni giorno, esperienza della bellezza. In ogni cosa e in ogni situazione: guardando il volto di mia moglie, guardando i miei figli aprirsi alla vita, guardando lo spettacolo delle digradare delle colline verso i monti dal Torrione di San Polo (in fondo a via Saffi), guardando il volo delle rondini, guardando le nuvole, guardando una Madonna di Raffaello o un disegno a matita di una mia cara amica che ritrae delle ciliegie in penombra. Guardando, e cercando di tirar fuori la forma di ciò che guardo. Ripeto, la bellezza esiste; il problema è se noi la sappiamo incontrare.

martedì 26 novembre 2013

Vita Bella. Uno sguardo capace di Bellezza.

Giovedì 14 Novembre si è svolto il primo di sei incontri, dedicati al percorso tematico di questo anno del gruppo FUCI di Urbino: “una vita in… 3B: Bella Buona Beata”. Ascoltare, meditare e accogliere: questo è ciò che i fucini hanno sperimentato e continueranno a sperimentare negli appuntamenti del secondo giovedì di ogni mese. Ascoltare parole piene di vita, guidati dalla luce del Vangelo; meditare quanto ascoltato, sperimentando nella condivisione la gioia di camminare insieme; accogliere l’esperienza fatta come proposta di vita quotidiana. Il prof. Marco Cangiotti, Coordinatore della Scuola di Scienze Politiche, ha introdotto i tanti giovani presenti al primo incontro della tappa dedicata alla Vita Bella, dando un’inquadratura esistenziale del tema, e accompagnandoli a riconoscere nella propria esperienza il vero volto della Bellezza. “Che Cos’è per te la Bellezza?”: partendo da questa domanda ciascuno ha sperimentato l’evoluzione della propria risposta, attraverso il percorso, ricco di stimoli e spunti di riflessione, in cui il prof. Cangiotti lo ha condotto. La Bellezza, non si identifica come esperienza esclusiva del mondo della sensibilità, legata all’astratto sentimentalismo, ma piuttosto come un richiamo per la ragione ad aprirsi alla conoscenza. Oltre alla conoscenza che parla della realtà e a cui siamo istruiti, esiste un altro tipo di conoscenza, che passa attraverso l’esperienza e implica un contatto con la realtà: a questo tipo di conoscenza la Bellezza ci introduce colpendoci, per diventare, poi, lo strumento che apre gli occhi dell’uomo alla verità della realtà. Come si fa ad incontrare la Bellezza? Una vera provocazione a cui il prof. Cangiotti non ha fatto mancare risposta: “occorre la capacità di vedere, occorre essere capaci di uno sguardo”. È proprio lo sguardo ciò che permette di oltrepassare i confini tra soggetto e oggetto: il vivere diventa, quindi, un intreccio tra noi e la realtà che ci circonda. Questa è la dinamicità del fare esperienza della Bellezza: un movimento reciproco del soggetto che incontra e dell’oggetto che si avvicina lasciandosi incontrare, un’apertura sulla realtà che conduce alla vera conoscenza. Eppure, la Bellezza, non solo illumina, ma anche nasconde, e qui sta il suo vero miracolo: nel frammento limitato di realtà che lascia trasparire la Bellezza c’è il Tutto, un continuo rimando all’infinito. Si scopre, che oltre quello che si può fruire c’è qualcosa di ulteriore, che si può chiamare Mistero: una sorta di “liturgia del cosmo” che brilla della luce di Colui che l’ha creata. Eppure la bellezza del creato non basta al “lato oscuro del cuore dell’uomo”, perché tante sono le dissonanze che quotidianamente l’uomo sperimenta, a causa della costante presenza del Male che nasconde con un velo la Bellezza. “Dio è consapevole di queste contraddizioni”, dice il prof. Cangiotti, “e per questo ha prodotto una sovrabbondanza di rivelazioni di Bellezza, in ultimo il viaggio del Figlio attraverso la terra”. È proprio il linguaggio della croce che ha fatto assumere all’esperienza del bello un nuovo realismo che include l’accettazione del dolore. Un volto sfigurato è quello di Gesù: “Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per provare in lui diletto” (Is 53, 2), ma attraverso di esso appare l’estrema Bellezza, quella dell’Amore. La Bellezza, in ultima istanza dunque, si manifesta come l’estremo Amore di Dio che non termina nella croce: la resurrezione è il luogo della bellezza non più corruttibile, che riporta ordine e pace là dove sembra trionfare il caos. Il primo incontro si è concluso dando alla Bellezza il volto concreto della Verità, e lasciando ai giovani presenti il desiderio e la grande sfida di andare a fondo nel cammino intrapreso e di portare nella propria vita l’esperienza fatta.